Radici d'acqua

Dei cinque fotografi coinvolti, Teodoro Lupo rappresenta la linea di continuità rispetto alla tradizione cui si è accennato in apertura, all’idea dunque di paesaggio come indagine analitica sul territorio. Il confronto critico con l’opera della Mission DATAR, a lui ben nota, nonché con quella dei paesaggisti italiani che molto hanno insistito su quest’area geografica, ha accompagnato Lupo nel coniugare la riflessione teorica alla ricognizione sul terreno. Il suo modo di procedere, fatto di lunghe osservazioni mirate a raccogliere pochi, essenziali frammenti con grande selettività, può essere forse accostato a quella «pazienza del vedere»* che Paolo Costantini attribuiva a Guido Guidi, non a caso uno dei nomi di suo sicuro riferimento. La concretezza a cui sono improntate le sue fotografie è costruita sulla chiarezza nel mostrare opere idrauliche poco invasive, corsi d’acqua secondari, dettagli marginali, i quali impegnando e trattenendo il nostro sguardo, celano l’attenta struttura delle immagini, un’architettura visiva che si attaglia al paesaggio antropizzato. Focalizzando l’attenzione su elementi che d’istinto, in diversa misura, tendiamo a percepire come incongrui rispetto alla nostra idea di paesaggio, Teodoro Lupo ci invita a riflettere, come propedeutica alla formulazione di giudizi, sul paesaggio reale, costruito e vissuto, e su come tutto, dalle infrastrutture imposte dal processo di civilizzazione, agli interventi minori, fino ai più piccoli gesti quotidiani, concorra a trasformare le manifestazioni dell’acqua e l’ambiente che ne accoglie la presenza.

*P. Costantini, Percepire le differenze, in «Fotologia» 5, estate-autunno 1986, p.80

Estratto dal testo di Daniele De Luigi Il territorio, l’acqua: un progetto sulle radici e i luoghi, in «Radici d’acqua», Italia Nostra, Reggio Emilia, 2005, pp. 13-15